Il futuro dell’alimentare è sostenibile

Sostenibile è la parola d’ordine, anche quando si parla di cibo, o meglio di contenitori.

Tomorrow Machine. Già il nome fa pensare a qualcosa di avveniristico e quasi fantascientifico, ed è proprio così. Tomorrow Machine è uno studio di design svedese con sede a Stoccolma (ma anche a Parigi) che realizza dei concept di packaging e di prodotto molto originali.

Ogni singola creazione è proiettata a un domani sostenibile, per rendere migliore la vita di ciascuno, allontanando (o cercando di risolvere) i problemi che affliggono la nostra società, come quello dei rifiuti, per fare un esempio.

Se ci pensate, in ogni momento della nostra giornata produciamo rifiuti: la confezione delle merendine, la cialda del caffè, l’incarto degli affettati, ecc. Tomorrow Machine ha fatto di questo problema la sua mission principale, cercando di realizzare contenitori e incarti sostenibili per cibi e prodotti in genere. Un esempio è la Sustainable Expandig Bowl (ossia la ciotola espandibile sostenibile): un contenitore biodegradabile realizzato in cellulosa per cibo liofilizzato. Basterà versare dell’acqua calda nella “ciotola” e il cibo in essa contenuto si cuocerà e l’involucro si aprirà e prenderà la forma di una ciotola (o meglio di un sacchetto) per consentire di pranzare in maniera sostenibile (l’idea del cibo cucinato istantaneamente l’abbiamo potuta sperimentare grazie a un noto brand alimentare e ai suoi noodles già pronti).

Altra alternativa sostenibile progettata dalla Tomorrow Machine e sempre inerente al campo alimentare, è la realizzazione di confezioni in grado di dissolversi in acqua o decomporsi naturalmente senza inquinare. Il concept svedese si chiama This Too Shall Pass (“anche questo passerà”) e prevede tre confezioni: una per l’olio d’oliva, una per il riso basmati e una per un succo di frutta al lampone. Gli involucri si dissolvono naturalmente, durante la cottura o dopo averli gettati, senza conseguenze per l’ambiente.

“La cosa bella della plastica è che non reagisce con altri materiali molto facilmente – afferma Anna Glansén crativa e designer di Tomorrow Machine – ma questa è anche la cosa brutta della plastica, perché significa che rende difficile il naturale processo di decomposizione.”

L’unico “problema”, se così si può definire, di questi involucri a favore di un consumo sostenibile è la loro durata: se non vengono giustamente conservati degradano alla stessa velocità del cibo in essi contenuto. Altro fattore da tenere in esame è la reazione che può instaurarsi tra contenitori e contenuto: nell’esempio dell’olio d’oliva, la fiala-contenitore è realizzata in zucchero caramellato rivestito di cera, che non interagisce con il prodotto contenuto; questa combinazione non funzionerebbe nel caso del succo di frutta poiché lo zucchero si scioglierebbe per la reazione con gli acidi della frutta.

La ricerca del contenitore perfetto (e magari edibile come il contenuto) continua grazie a menti brillanti e ingegnose, ma non si limita a questo: presto potremmo avere dei piatti che si “lavano da soli”.

Benedetta Tubaldo