Per la Fao nel mondo ci sono 842 milioni di indigenti. Un primo passo è ridurre i consumi
Anche l’Italia si sta attivando grazie a donazioni alimentari (anche online) e raccolte fondi

Bring The Food

Sconcerta, il bilancio Fao sul numero di indigenti nel mondo: nel 2013 è salito a 842 milioni, quasi tre volte la popolazione degli Stati Uniti. Fa riflettere, specie se consideriamo che – a fronte dei 7 miliardi di abitanti della Terra – produciamo cibo per 12 miliardi di persone. Se guardiamo a casa nostra, non siamo certo tra quelli che possono permettersi di dare il buon esempio, visto che ogni anno una famiglia italiana butta in media 49 chili di cibo. Negligenza, menefreghismo, disattenzione. Le scuse passano, lo spreco resta.

Di fronte a uno scenario così tetro, ridurre i consumi è diventata una priorità, a partire dalle piccole ma essenziali accortezze, come l’uso parsimonioso dell’acqua. Sul piano del contenimento degli sprechi, va detto, esiste anche un’Italia lungimirante. Quella che si è vista all’Agricoltura Milano Festival: qui, i sindaci di 62 centri dell’hinterland hanno firmato la CartaSprecoZero, promossa da Last Minute Market: per un anno Regione, Provincia e Comuni si sono impegnati a rispettare un patto con l’ecosistema, limitando il più possibile il fenomeno delle perdite alimentari.

La Fondazione Bruno Kessler di Trento sposa invece le soluzioni tecnologiche con il progetto BringTheFood, presentato oggi alla sede romana della Fao: sul portale online è possibile organizzare una raccolta di donazioni alimentari nella propria zona. O riceverle. Operazione Fame è invece un’iniziativa lanciata da Action Aid: si tratta di una campagna informativa e di raccolta fondi e ha come simbolo un cucchiaio bucato. Con un sms al 45508 dal 21 al 31 ottobre (si può scegliere se donare 2 o 5 euro), aiuterete le comunità povere del Brasile a ricevere sostentamento.

E poi ci sono le idee semplici, di quelle che sul momento ci lasciano perplessi o ci fanno dire: “Perché non ci abbiamo pensato prima? Perché non lo facciamo anche noi?” Invece ci ha pensato il ristorante “Rub&Stub” di Copenhagen, in Danimarca: un locale di successo che serve soltanto piatti ricavati da ciò che non viene utilizzato, e venduto, dalle aziende del settore alimentare. Non scarti, badate bene. Cibo vero (e pure buono, garantiscono). Ma che senza un’idea semplice verrebbe buttato.