«I piedi parlano». Anche più di quanto possono fare le espressioni dei visi, gli occhi, le mani, le posture dei corpi.

Lo afferma Virtus Zallot, docente di Storia dell’arte medievale e di Pedagogia e didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti Santa Giulia a Brescia, nel suo libro “Con i piedi nel medioevo. Gesti e calzature nell’arte e nell’immaginario” (Il Mulino, pp. 220, €25,00).
La studiosa ha voluto trattare un argomento solo apparentemente curioso e originale, in realtà prospettico di un vasto e ampio scenario culturale, attraverso contenuti iconografici che persuadono a riflettere e considerare la realtà storica anche da ben altri punti di osservazione.

L’autrice, infatti, ha esaminato nel suo saggio come nel medioevo, mediante la pittura e la scultura, sia l’arto anatomico inferiore a dire qualcosa a chi osserva un’opera artistica dell’epoca, inducendo il fruitore del dipinto o del prodotto scolpito a guardare in basso per coglierne ancora di più ciò che l’opera d’arte ha inteso esprimere, descrivere, evidenziare, sottolineare.

Sia esso scalzo o coperto da uno stivale, un sandalo, una ciabatta e così via, il piede umano manifesta sentimenti, emozioni, ragionamenti, stati d’animo, sensazioni, emozioni, addirittura sogni e progetti dell’essere umano, raffigurato in un affresco o in un rilievo in marmo o in legno. Sembra incredibile a pensarci, ma è proprio così. Come correttamente scrive la Zallot: «ne emerge un ‘linguaggio dei piedi’ regolato da precisi codici che gli artisti, professionisti della comunicazione visiva, hanno saputo efficacemente declinare in molteplici varianti».

La ricerca fatta da Virtus Zallot, nel suo registro di indagine storica e iconografica davvero puntuale e ben documentata, in cui opera inevitabilmente una intelligente selezione esemplificativa e geografica, dimostra come il piede, nel passato, e dunque nel medioevo, assumi ed esprima, anzi incarni in sé diversi significati, che non si limitano al puro e semplice fatto di essere una parte del corpo, ma anzi proprio per questo arrivi a trasmettere e comunicare messaggi, contenuti e interpretazioni di natura anche sociale, culturale, religiosa, politica, economica, etica, estetica, ecc. I piedi, in definitiva, secondo il parere della studiosa, narrano eventi e fatti, delineano la realtà delle cose, ne sostanziano e segnalano aspetti e indizi che si rivelano oltremodo interessanti e rilevanti.

La docente propone a chi legge di affrontare un’esperienza davvero coinvolgente, che ha come spazio temporale il medioevo e come spazio fisico e mentale «un mondo che si percorreva prevalentemente a piedi e in cui i piedi erano sostegno e motore di gran parte delle attività». Il percorso iconografico tracciato e analizzato in dettaglio dalla docente ha come filo conduttore, dunque, l’estremità inferiore del nostro corpo, ma per una ragione ben precisa: dal piede si possono ricavare informazioni storiche significative.
Dalla sua ricerca, infatti, risulta con chiara evidenza come questo connotato anatomico sia stato un vero e proprio protagonista nella società medievale.
Attraverso un’analisi storica e iconografica davvero molto complessa, se non quasi esaustiva, per la grande quantità di produzioni artistiche medievali citate e descritte, appartenenti ad artisti celebri o anche a figure minori dell’epoca storica oggetto di studio, la cifra iconografica utilizzata consente di guardare alle opere d’arte in un modo nuovo, più icastico e incisivo.

Sia calzandolo, e in questo caso raffigurando pure il tipo e la forma di scarpa indossata, sia riproducendolo nudo, sia tratteggiandone la conformazione fisica, la posizione sul terreno o su un supporto di base, come un cuscino, uno sgabello, un letto, un tappeto, o ancora una stampella, un qualsivoglia dispositivo che funga da appoggio o sostegno, il piede può dirci molte cose sul medioevo.

La narrazione visiva del piede documenta, nel dipinto o nell’affresco, nella composizione statuaria di un monumento marmoreo o ligneo, non solo la realtà fisica esteriore, ma anche quella esistenziale, testimoniando una peculiarità culturale, non solo sociale ed economica, ma addirittura  psicologica, emozionale.
Tutto ciò – lo dimostra nel suo libro la studiosa – emerge chiaramente da ogni opera d’arte presa in esame. L’autrice ci tiene a precisare che «correlate con altri documenti, le immagini sono quindi la fonte principale della mia riflessione, testimonianza e indizio interpretativo a prescindere dal valore artistico loro assegnato. Privilegiando dunque l’indagine iconografica rispetto a quella estetico-stilistica, ho analizzato piedi e calzature sia in capolavori riconosciuti che in testi visivi ritenuti minori». Ed ecco allora che si esplora un passato storico che anche dai piedi si può raccontare, tramite indizi e dettagli, per nulla trascurabili: dalla menomazione fisica (zoppi e storpi, o con grucce e protesi) ai fenomeni specificatamente medievali della «prosternatio» e della «calcatio», per esempio. Si codificano anche, concentrando appunto l’attenzione sui piedi dipinti o scolpiti, interpretazioni allegoriche morali e religiose: dalle manifestazioni diaboliche ai miracoli, dalle devozioni alle reliquie; e ancora vi si reca traccia di una ineludibile testimonianza sanitaria e terapeutica sul genere di assistenza data ai malati, come anche su quali cure mediche fossero prestate in quell’epoca; e persino si può identificare e individuare lo stato sociale ai margini, o ai vertici, o in una posizione intermedia del soggetto umano, che appare nell’iconografia analizzata: chi vi è raffigurato, da come è riprodotto il piede, si capisce se si trova in una posizione di subalternità o superiorità sul piano militare, sociale o politico.

L’iconografia esaminata dall’autrice consente, inoltre, di farsi un’idea di una realtà medievale in cui il piede era oggetto di un’attenzione seduttiva, se si guarda all’arto femminile, ma anche artigianale, in virtù della  molteplice tipologia delle calzature stesse (sandali, ciabatte, stivali, ecc., come si è già detto) e dell’individuazione iconografica di artigiani e ciabattini, che appartenevano loro malgrado a una corporazione minore, ma pur sempre redditizia, soprattutto a Venezia.

Da come il piede è stato dipinto o scolpito, insomma l’arte medievale è stata in grado di fornire notizie utili alla storia del costume, alla identità cultuale e religiosa del tempo, documentando altresì aspetti e componenti del sistema sociale e dello sviluppo o degrado economico nelle sue varie manifestazioni e oscillazioni.

La riproduzione artistica medievale, quale è presente nei musei, nei palazzi, nelle chiese, nei monumenti della nostra penisola e nel resto dell’Occidente colloca pertanto proprio nei piedi e nelle calzature «la memoria di senso di gesti e usi, che ancora ci appartengano». Si evince così come vivevano e si relazionavano uomini e donne del medioevo.

Ed ecco allora, per citare alcuni artisti ed opere, a titolo puramente esemplificativo, che da Giotto a Masaccio, da Gentile da Fabriano a Sandro Botticelli si illustrano esperienze di vita, interpretazioni religiose, suggestioni emotive, implicazioni socio-economiche, significati simbolici, dipingendo il piede nei modo più diversi. Gentile Da Fabriano, per esempio, nel suo dipinto del 1425, “San Nicola dona tre palle d’oro alle fanciulle povere”, esposto nella Pinacoteca Vaticana, descrive un gesto di assistenza fatto al padre anziano, il cui piede è deforme, seduto davanti alla figlia inginocchiata, mentre lo aiuta a indossare un calzare. Domenico Di Bartolo, Pietro Lorenzetti e altri rappresentano nelle loro opere un gesto consueto che simboleggia in genere, come un topos, l’assistenza ai malati, nel medioevo.

Riproduce l’identico tema Benedetto Antelami nell’opera scultorea intitolata “Visitare gli infermi” (1270), esposta a Parma nel Battistero, sul portale del Redentore, rappresentando appunto il gesto di lavare e curare il piede di un ammalato.  Piero della Francesca, nell’opera intitolata “Trionfo di Federico da Montefeltro” (1473-1475), custodita a Firenze nella Galleria degli Uffizi, attraverso il colore marcatamente rosso delle scarpe, pone in netto risalto la posizione d’alto rango del personaggio ivi rappresentato. Duccio di Boninsegna, nella “Cattura di Gesù” (1308-1311), un dipinto collocato all’interno del Museo dell’Opera del Duomo a Siena, raffigura con evidenza altamente simbolica come stiano agendo e che cosa stiano facendo Giuda, i soldati, Cristo e i suoi discepoli, proprio perché i piedi nudi, i sandali e i calzari identificano da soli i ruoli dei soggetti rappresentati, lo scopo della loro azione, lo stato anche psicologico che li caratterizza.

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