Dante. L’ultimo saggio di Alessandro Barbero. L’uomo e il poeta.

In occasione del settimo centenario della morte del sommo poeta, avvenuta verosimilmente nel 1321, il noto storico e scrittore, Alessandro Barbero, sempre molto prolifico e seducente nella sua produzione scientifico-divulgativa, ha dedicato a Dante, dandolo alle stampe per i tipi di Laterza (pp. 361, €20,00), un’opera biografica molto suggestiva, che ritrae l’uomo, più che il poeta, e ne offre al lettore un profilo intrigante, non privo di sorprese, scevro di luoghi comuni, basando aneddoti, esperienze di vita su molteplici fronti (dal privato agli studi, dalla politica agli ideali filosofici) e inquadramenti storico-sociali (relativi alle sue radici genealogiche oltre che alla Firenze e all’Italia del suo tempo) sulla documentazione tradizionale (a partire dal Boccaccio) e quella critica più recente, impostando un lavoro di rappresentazione storica e anche filologica, oggetto di interpretazioni personali efficaci e stimolanti, che pur non esulano da un’indagine delle fonti e bibliografica quanto meno sempre rigorosa e specifica, come è d’uso fare nella sua attività di ricerca il noto autore. Barbero impazza nei social ed è sempre presente durante iniziative culturali, che reclamano la disciplina della Storia come catalizzatore di una attenzione più generale da parte di un pubblico molto più ampio.

Il suo stile inconfondibile, la compostezza  a suo modo vivace in cui si esprime nella sua esposizione in occasione di convegni e conferenze, li ritroviamo identici e vincenti anche nella pubblicazione saggistica. Ed è questo, nuovamente, il caso di “Dante”, 361 pagine che si propongono di narrare, descrivere, analizzare, rievocare un uomo del medioevo, diventato poi famoso per la Commedia; un individuo certo dotato di personalità e di un’eccellenza e sensibilità intellettuali forse superiori, ma condizionato e rispecchiante i tanti aspetti culturali e sociali dell’età dei Comuni, con i relativi risvolti umani, sorprendentemente approfonditi con gusto impeccabile in queste pagine, sul piano della divulgazione storica.

La passione e il mestiere ritornano in Alessandro Barbero più persuasivi e opportuni che mai anche in questa biografia a proposito di un letterato, i cui capolavori artistici hanno raggiunto una fama mondiale insuperabile. Più che il poeta, però, è qui definito – è bene ribadirlo – l’uomo e il cittadino, con le sue amicizie, le sue abitudini, i suoi gusti, le sue scelte politiche, i suoi affari economici, i suoi interessi culturali, i suoi obblighi famigliari, i suoi amori, le sue passioni. E tutto un mondo è esplorato, grazie alla penna di Barbero, in modo coinvolgente e ben documentato.

Lo storico, che vanta già a suo carico una poderosa trafila di volumi storico-divulgativi, non poteva mancare all’appello in previsione delle celebrazioni che saranno svolte per commemorare la figura di Dante nel 2021, settecento anni dopo la sua scomparsaLa sua biografia, intesa come storia di un uomo, ha sempre come punto di riferimento e bussola d’orientamento narrativo l’epoca in cui l’autore dello Stil Novo e del De Monarchia è vissuto. Un medioevo in cui entravano in gioco forze concorrenti in grado di scrivere la Historia con la fama del loro nome: il papato, l’imperatore e l’emergente ceto cittadino, in cui confluivano famiglie aristocratiche, commercianti, artigiani, il popolo nel suo insieme, da cui ancora si distingueva il mondo contadino circondante la città, altra protagonista, sul piano politico ed economico della vita medievale, in particolare nella nostra penisola, dove la componente guelfa e quella ghibellina interagiscono come fazioni contrapposte, ma anche audacemente trasversali.

Barbero si sofferma spesso a definire e setacciare aspetti istituzionali e quotidiani, che interagiscono con dinamiche sorprendenti all’interno delle mura urbane e fuori, coinvolgendo fino all’ultima fibra di pelle, l’esistenza, tormentata dell’autore della Commedia. Qui sta forse il maggior merito nell’aver realizzato quest’opera. Il fatto che si parli di Dante consente all’esimio studioso di parlare dell’Italia di quell’epoca, e ciò è fatto con tutti i crismi della ricerca documentaria, adottando uno stile espositivo accattivante e intrigante, capace di coinvolgere il lettore, senza mai farlo sbadigliare, anzi accompagnandolo con un certo sprint narrativo, a cogliere fenomeni e fatti di un periodo storico, che non hanno più il sapore di un arido e asettico nozionismo scolastico, ma riflettono umori e sensazioni, emozioni e comportamenti di una società medievale, la cui identità e caratteristica umana, ancora oggi, nel nostro mondo contemporaneo, globalizzato e super connesso, può insegnarci qualcosa di importante, oltre che affascinare, stupire, farci restare quasi sospesi nel ritrovarsi davanti, osservandolo con partecipata commozione, a un mondo in movimento, in cui il protagonista stesso, Dante, si collocava e si spostava, letteralmente, come esule, «bandito» da Firenze, e i cui sentimenti e pensieri di nostalgia, amarezza, speranza, disillusione, frustrazione, disincanto, lotta e fede tenace si rincorrono lungo tutto il libro. Il poeta fiorentino, come è descritto da Barbero, che abbandona il cipiglio accademico per vestire al meglio l’abito del divulgatore, sembra  entusiasmare il lettore, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, con la sua carica emotiva, il suo pensiero, il suo orgoglio. Quasi che il saggio prenda la forma di un romanzo.

Attraverso un discorrere, tipico di questo storico piemontese, che si rivela sempre colloquiale, alla mano, alla portata di tutti, chiaro, non equivoco, non pedante, ma agevole nella comprensione del suo dettato, in cui il rigore documentario non difetta.  Il libro risponde, dunque, in modo esaustivo, alla domanda: chi era davvero Dante Alighieri? Barbero ci fornisce la sua interpretazione, con quella passione che caratterizza sempre ogni sua esposizione, ma lascia sospesi alcuni interrogativi, quando la stessa ricerca storica sembra vacillare nel dare informazioni certe, se pure riflessioni e ragionamenti danno vita a ipotesi suggestive, a perplessità evidenti, a confuse spiegazioni. Rimane un dato ineludibile, presentato magistralmente dall’autore: Dante come uomo.
Un uomo del Due-Trecento.