I nostri rifiuti vanno in Cina

Il Dragone smaltisce l’immondizia di mezzo mondo. E’ “allarme ambiente”
Con “Green Fence” al via sistema di controlli per bloccare l’importazione

Green Fence

Tonnellate di immondizia per tonnellate di soldi. Un’equazione che al business dei rifiuti cinese è sempre tornata utile. Da anni la culla dell’Oriente ha messo le mani sul mercato della spazzatura, facendo arrivare ogni anno dall’Occidente il 70 per cento degli scarti della popolazione e incassando cifre astronomiche (pensiamo che solo 5 miliardi di dollari entrano con la plastica). Un circolo vizioso che non ci esime dalle responsabilità: insieme a Stati Uniti e Giappone paghiamo per spedire in Cina i rifiuti e passare ad altri la palla dello smaltimento. Col risultato che, in tutto questo giro di soldi, l‘ambiente è tagliato fuori.

La conseguenza è il degrado. E in Cina, il degrado ambientale ha raggiunto livelli abnormi. E’ per questo che il governo ha deciso di fare chiarezza sul business dei rifiuti, aumentando i controlli. La campagna è partita a Pechino con il nome di “Green Fence” (recinto verde): grazie al suo intervento sono state bloccate, da febbraio ad oggi, 800 mila tonnellate di rifiuti riciclabili, mentre 247 licenze di aziende che importavano spazzatura sono state sospese.

Al momento pare che la Cina non riesca a trovare altre soluzioni per smaltire i rifiuti dell’Occidente. Di certo, alzare gli standard di sicurezza sulla spazzatura importata potrebbe anche essere un modo per invitarci a riflettere sugli effettivi costi di smaltimento, sull’assenza di infrastrutture adeguate per il riciclo e la mancanza di una filiera corretta.