Ice Bucket Challenge, SLA e diagnosi precoce

Dai VIP agli oggetti, tutti partecipano alla Ice Bucket Challenge, portando sotto gli occhi di tutti la rara malattia che è la SLA. Mentre tutti si concedono una doccia ghiacciata, e non proprio tutti donano, arriva una scoperta rivoluzionaria che porta la firma di ricercatori italiani.

sla pjmagazine

Il simpatico contest per la raccolta fondi al fine di aiutare la ricerca sulla SLA ha coinvolto nomi illustri di cinema, sport, musica e politica, e ora anche oggetti di uso comune come possono essere gli smartphone.

La Ice Bucket Challenge nasce l’anno scorso, con il nome di Cold Water Challenge, allo scopo di raccogliere fondi per svariate associazioni benefiche. L’intento quindi è dei più nobili fin dal principio ma con il tempo il gioco della secchiata gelata è diventato direttamente attribuibile alla ricerca d una terapia per aiutare i malati di SLA. Grazie ai social network il fenomeno diventa virale e il tema della ricerca per la lotta alla SLA raggiunge un vasto pubblico.

Lotta alla SLA o un altro vuoto fenomeno virale?

Tutti si divertono a lanciarsi secchiate di acqua e ghiaccio: ma quanti poi fanno una donazione a favore della ricerca? Questa una delle tante critiche mosse alla Ice Bucket Challenge, tanto che molti personaggi famosi si sono rifiutati di partecipare alla catena (dopo essersi versati l’acqua, infatti, bisogna “sfidare” altre persone a farlo). Pamela Anderson, Barack Obama, Enrico Mentana, e Jerry Calà sono solo alcuni dei nomi famosi che hanno declinato la doccia ma non si sono tirati indietro a fare una donazione per le associazioni che combattono la SLA. Spreco d’acqua, ennesima occasione per mettersi in mostra: per fare del bene non occorre certo farsi una doccia gelata.

Cos’è la SLA?

Poco si sa ancora della sclerosi laterale amiotrofica, questo il nome completo di questa rara malattia che conta ogni anno un’incidenza di 2-3 casi ogni 100.000 persone (più di frequente negli uomini). Ciò che si sa della SLA tuttavia è il decorso impietoso della malattia: chi è colpito da questa patologia perde il controllo dei muscoli del corpo, una paralisi progressiva e irreversibile che porta all’impossibilità di svolgere le normali funzioni quotidiane come parlare, camminare e deglutire. Con l’avanzare della malattia, che varia a seconda del soggetto ed è imprevedibile nel suo decorso, la paralisi si aggrava fino a interessare i muscoli respiratori con la conseguente impossibilità di respirare.

Novità nella diagnosi precoce della SLA.

Uno studio condotto dall’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma, e pubblicato su Neurology, ha portato alla luce una scoperta salva-tempo per i possibili malati di SLA.

Con un esame di tomografia a emissione di positroni attraverso un tracciante analogo al glucosio, infatti, sarebbe possibile diagnosticare preventivamente la SLA con una precisione del 95%.

“Finora la SLA poteva essere diagnosticata esclusivamente attraverso l’indagine clinica e con il supporto di metodiche neurofisiologiche e pertanto richiedeva un lungo periodo di osservazione. L’accelerazione e la maggiore accuratezza della diagnosi di SLA sono fondamentali oltre che per la certezza di reclutare nei trial clinici pazienti con diagnosi confermata anche per lo sviluppo di nuove terapie e per l’identificazione di possibili familiarità sulle quali intervenire precocemente”

queste le parole di Marco Pagani, primo autore dello studio e ricercatore dell’Istc-Cnr.

Benedetta Tubaldo

Alessandra Bruni

Web Content Editor / Copywriter / Blogger / China Specialist / web: yajie.it