Il disagio delle donne in gravidanza in tempo di covid.

La paura delle future mamme di contrarre il covid e contagiare il nascituro, le difficoltà riscontrate nel fare gli esami previsti in relazione alla gravidanza, il dover partorire senza avere a fianco il futuro papà. Tutte queste cose messe insieme, a causa della pandemia in atto, creano forte disagio, ansia e malessere nelle future mamme in Italia. L’Istat ha registrato questo fenomeno di problematiche connesse all’esperienza del parto durante questi mesi di pandemia, calcolando come conseguenza anche un sensibile calo delle nascite: saranno meno di 400 mila entro il 2021 (se ne prevedono in effetti solo 3 93 mila) .

Le donne in procinto di diventare mamme sperimentano sulla propria pelle un accumulo di processi ansiosi, che non si limitano solo a quelli derivanti dall’esperienza del parto, ma sono desunti dallo stress e dai rischi provocati dal Covid19.
La quarantena e il lockdown hanno contribuito ad alimentare preoccupazioni e insicurezze a livelli impensabili, dato che i posti in ospedale, le prenotazioni, le visite e gli esami, le cure prestate, e così via, hanno subito, per via della pandemia, anche per quanto riguarda l’attenzione sanitaria verso le future mamme, sia in ambito pubblico, sia nelle cliniche private, indesiderati e inaspettati ritardi, dinieghi e disservizi.. Elevato è risultato pure il rischio di parti prematuri nelle mamme contagiate.

Alcune indagini, promosse dai centri pediatrici, hanno registrato inoltre il senso di solitudine abbandono molto marcati nelle mamme in attesa, dato che, per ragioni di sicurezza, dovute al pericolo del contagio, non potevano più avvalersi nemmeno della vicinanza del marito e delle persone care. Tale stato di abbandono ha comportato nelle donne gravide un contesto di criticità all’interno delle strutture, che in parte è stato risolto grazie alla tecnologia. Molti futuri padri, infatti, attraverso le video-chiamate, hanno potuto assistere al parto.

Molte donne, tuttavia, erano ben contente di non dover sopportare la presenza dei parenti accanto, dato che l’esperienza del parto era resa già problematica dal rischio del contagio. Le future mamme, invece, risultate positive al covid, hanno vissuto e vivono l’esperienza del parto dentro la struttura con molto disagio, dal momento che la solitudine, l’isolamento, l’abbandono sono la cifra del tempo trascorso in degenza. Altre future mamme, risultate positive, hanno vissuto l’esperienza del parto tornandosene o rimandate a casa, e dunque alcune componenti tecno-infrastrutturali di disagio inevitabili nelle cliniche, che inducono a un isolamento cautelativo, non si sono rivelate necessarie nel proprio ambiente domestico, restando anche senza mascherina. La salute riproduttiva delle future mamme è dunque messa a dura prova in questi mesi di pandemia.

Il rischio di una bassa natalità è comprovato dal fatto che molte coppie decidono di non procedere, per esempio, alla nascita di un secondo figlio, perché la paura del contagio comporta una dimensione di stress non indifferente per la futura mamma: la solitudine e l’isolamento in cui è costretta a coesistere, restando da sola, senza più il supporto del marito-futuro papà e dei nonni, i quali non solo non potranno assistere la partoriente, ma nemmeno stare accanto, come sarebbe desiderabile, ai piccoli nipoti. Le misure di precauzione previste anti-covid19 non lo consentono.