Le tante invenzioni nel medioevo. Non erano affatto «secoli bui»

«Il Medioevo ci dà i bottoni, le mutande e i pantaloni; ci fa divertire con le carte da gioco, i tarocchi, gli scacchi e il carnevale; lenisce il dolore con l’anestesia, ci illude con gli amuleti (ma il corallo, che protegge i bambini dal fulmine, aiuta anche a sgranare il rosario). Ha portato nella casa il gatto, i vetri alle finestre e il camino; ci fa sedere a tavola (i Romani mangiavano sdraiati) e mangiare, con la forchetta, la pasta tanto amata, proprio i maccheroni e i vermicelli, la cui farina viene instancabilmente macinata dai mulini ad acqua e a vento».

Così riporta in sintesi, iniziando a presentarli e ad accennarli, nella premessa di un suo saggio di successo, Chiara Frugoni, medievista di fama, i contenuti espressi relativi alle tante invenzioni avvenute in epoca medievale, in virtù di un’indagine torica davvero affascinante e intrigante, con cui vi si dimostra una volta ancora come non sia per nulla corretta la definizione di dark ages attribuita ai secoli del medioevo, pregiudizialmente considerati «bui».

 

Medioevo sul naso.
Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali
(Laterza, pp. 172, euro 16,00)

Il volume “Medioevo sul naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali” (Laterza, pp. 172, euro 16,00) intende offrire al lettore l’opportunità per nulla oziosa di scoprire come nel corso di questo periodo storico si siano inventate tante cose e anche impostate tante abitudini di vita, che oggi noi contemporanei continuiamo a utilizzare e praticare, dando tutto per scontato. L’autrice, invece, ci dice che quanto facciamo, lavorando, giocando, relazionandoci con gli altri, gli oggetti che adoperiamo, le nostre più comuni usanze, persino alcuni abiti che indossiamo o il cibo per come lo mangiamo e per cosa mettiamo in bocca, e tanti altri aspetti di vita ancora hanno avuto origine nel medioevo. La studiosa propone al lettore, sbalordendolo più e più volte, dunque, un corposo elenco di oggetti, manufatti, prodotti di vario e molteplice genere, costumi di vita quotidiana, usanze ormai ricorrenti nel nostro tran tran di tutti i giorni, che, anche se non completo o esaustivo, risulta significativamente indicativo del genio e della creatività degli uomini medievali.

Nel descrivere le invenzioni spuntate nel medioevo, la studiosa si avvale di una ricca documentazione archivistica, rifacendosi a tanti manoscritti, atti notarili, dipinti, cronache e prose letterarie. La pubblicazione, inoltre, è corredata da una ricca serie di immagini e fotografie molto belle e suggestive, volte anch’esse a testimoniare in modo iconografico quanto è stato narrato e commentato sul piano scientifico e storico in queste pagine. Attraverso il libro il lettore intraprende un viaggio davvero eccitante, solcando tempi e luoghi di un periodo storico lungo dieci secoli, in cui tantissime cose hanno arricchito, abbellito, migliorato la vita degli uomini. E ancora oggi queste stesse cose fanno parte integrante delle nostre vite nel pieno corso dell’attuale terzo millennio.

Non mancano di essere menzionati curiosità, aneddoti, i più diversi dettagli su come e perché tali scoperte e invenzioni abbiano fatto capolino proprio nel medioevo. Si stupirà il lettore nel saper che idee, ritrovati, apparecchi, congegni, tecniche, beni materiali, abitudini quotidiane, persino modi di essere, vestire, mangiare, parlare, giocare, lavorare, ecc. sono tutti sorti tra il V e il XV secolo. Sono stati i Franchi, i Normanni, i Longobardi, ma anche umili contadini, artigiani, uomini d’ingegno, intellettuali, artisti, monaci, frati, scienziati, medici ha dare la vita a un’infinità di prodotti e manufatti, di cui oggi facciamo uso ricorrente, dando tutto già per certo e scontato. È poi l’autrice a sedurre ancora il lettore, raccontando in modo accattivante e anche leggero, come si sono verificate le tante scoperte, come sono avvenute, dopo vari tentativi o all’improvviso, le tante invenzioni. Tutto quanto è riportato nel volume proviene dal genio e dalla creatività degli uomini del medioevo.

L’indagine storica che le esplora, esamina, inquadra, illustra in queste pagine passa dai bottoni alle maniche di camicia, dalle mutande ai pantaloni, dai mulini ai ferri di cavallo, dalle bandiere all’orologio, dalla carriola al timone di una nave, dalla forchetta ai maccheroni, dalla bussola all’archibugio, dalle carte da gioco agli scacchi, dal caminetto ai vetri alle finestre, ricorrendo, per la loro descrizione, a documenti storici di prim’ordine, di cui sono riportati in calce stralci e brani davvero interessanti, che impressioneranno senz’altro il lettore e lo stupiranno anche di più. Il saggio di Frugoni intende far constatare in modo ineludibile come l’uomo non si sia affatto scoraggiato dal cosiddetto «buio» di secoli caratterizzati dal declino o dal degrado, ma anzi abbia reagito e dunque fatto di questi secoli un’officina e un laboratorio impressionanti di ragguardevole e sorprendente creatività, una costante fiaccola accesa per l’umanità futura, la nostra umanità di oggi.

Per rendere più confortevole, opportuna, efficace, in una parola, migliore l’esistenza umana nella casa, nel lavoro, nelle relazioni umane, sul piano economico, nei contesti sociali, in ambito culturale e artistico, così nelle città come nelle campagne, nei conventi e monasteri, nei castelli, nelle piazze e nelle case signorili o nelle stanze di artigiani, commercianti e contadini. Nel medioevo, si accerta in queste pagine, si è data origine e vita a utensili di un’utilità tale che ancora oggi, in pieno terzo millennio, fanno parte integrante del nostro più comune modo di vivere. Dobbiamo al medioevo quanto segue: il divertimento con le carte, gli scacchi e il Carnevale; il piacere di stare a tavola seduti davanti a un piatto di pasta, di ravioli, di lasagne, con la forchetta in mano. E se ci orientiamo grazie alla bussola o conosciamo l’ora mediante l’orologio, ciò è dovuto sempre agli uomini del medioevo.

Ci vestiamo con i pantaloni, ci abbottoniamo camicie, giacche, cappotti, rappresentiamo il nostro Comune o il nostro Paese tramite la bandiera: anche queste sono abitudini invalse nel medioevo. Festeggiamo il Natale con la figura di Babbo Natale, perché nel medioevo si celebrava la festa di San Nicola. Se stiamo al caldo tra le pareti domestiche, grazie al fuoco nel caminetto e i vetri alle finestre, lo dobbiamo indubbiamente agli uomini del medioevo. Se maneggiamo il denaro entrando in banca o in un monte di pegni: si tratta di istituzioni finanziarie sorte e sviluppatesi nel medioevo. Se oggi si pratica l’anestesia in cliniche, ambulatori e ospedali, questo tipo di pratica sanitaria è sorta nel medioevo.  Se definiamo «cavalli» la potenza dei motori delle nostre autovetture, è perché nel medioevo tutto quanto concerne il cavallo, come animale da traino e da trasporto e per la velocità e l’impatto d’urto, è stato ideato e realizzato nel medioevo.

Come non rendere «un omaggio al Medioevo, ai tanti miglioramenti introdotti di cui ancora oggi godiamo»?
Lo ha fatto, stupendamente, Chiara Frugoni con questo suo libro.