Paolo Sorrentino e “This Must Be The Place”

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Personaggio del mese: Paolo Sorrentino

Fresco vincitore dell’Oscar per il film La Grande Bellezza, questo mese parliamo di Paolo Sorrentino. Nato a Napoli nel 1970, ha esordito sul grande schermo con L’uomo in più, dove ha iniziato la collaborazione con il suo attore feticcio Toni Servillo.
Il successo nazionale arriverà con Le conseguenze dell’amore, lungometraggio che otterrà cinque David di Donatello. Il primo riconoscimento internazionale lo otterrà con Il divo, un biopic sulla vita del senatore Giulio Andreotti, interpretato magistralmente da Servillo, che gli varrà il premio della giuria a Cannes, oltre a 7 David di Donatello.
Sempre più apprezzato, nel 2011 gira la sua prima pellicola in terra straniera: This must be the place. Una sorta di road movie negli States che, attraverso la musica Paolo Sorrentino This Must Be the Place PJmagazinedel geniale David Byrne e la superba interpretazione di Sean Penn, racconta le vicende di un ex-rockstar alle prese con il suo passato e il suo futuro. La consacrazione definitiva è di quest’anno. Dopo aver vinto premi in giro per festival del cinema, riesce a conquistare l’Oscar per il miglior film in lingua straniera.
Alla cerimonia di premiazione, Sorrentino ha dichiarato che l’ispirazione per il suo film gli è stata data da quattro grandi personaggi che hanno influenzato la sua vita: i Talking Heads, Martin Scorsese, Federico Fellini e Diego Armando Maradona, quest’ultimo uno degli eroi di gioventù del regista partenopeo.

 

Il Film consigliato da PJ: This Must be the place

Il film consigliato da PJ questo mese è il primo film internazionale di Paolo Sorrentino: This Must Be The Place. Presentata nel 2011 al festival di Cannes, la pellicola ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti internazionali. Concepita come un road movie in giro per gli Stati Uniti, la storia narra le vicende della rockstar Cheyenne, interpretata da Sean Penn, che attraverso un viaggio negli Stati Uniti ripercorre il suo passato, incontrando personaggi che in qualche modo lo porteranno a un processo di maturazione. La collaborazione con l’attore nordamericano è nata dall’incontro col regista, avvenuto durante la premiazione del “Divo” a Cannes. Il protagonista del film, invece, è ispirato a Robert Smith, leader della band rock degli anni ‘80 The Cure. La musica, quindi, ha un ruolo fondamentale: il titolo della pellicola è lo stesso di una canzone dei Talking Heads, This Must Be The Place (Naive Melody), che viene interpretata dallo stesso David Byrne in un cameo.  A metà tra l’omaggio alla musica del tempo e la ricerca della maturità, Sorrentino mescola i paesaggi sconfinati degli U.S.A. con la crescita interiore di Cheyenne. Un simile esperimento cinematografico era già stato fatto dal regista David Lynch, nel suo “Una storia vera”, che per ammissione dello stesso Sorrentino ha ispirato le riprese del suo primo lavoro straniero. Costato circa 28 milioni di dollari, tra gli attori presenti nel film troviamo anche Frances McDormand nel ruolo di Jane, la moglie di Cheyenne. Il regista teneva così tanto alla partecipazione dell’attrice di Chicago che, in caso di rifiuto, avrebbe addirittura cambiato parte del copione eliminando la figura della moglie del protagonista.

La serie tv del mese: Dracula

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Oltre oceano è già un caso televisivo. Solo con la prima puntata, la NBC, noto canale tv statunitense, ha registrato 5 milioni di telespettatori. Stiamo parlando di Dracula, una nuova serie tv che si prepara al debutto in Italia. A impersonare il leggendario vampiro è Jonathan Rhys Meyers, lo stesso che interpretò Enrico VIII ne I Tudors. Basata sull’omonimo libro di Bram Stroker, la storia ripercorrerà le gesta dell’imprenditore Alexander Grayson, il novello Dracula, che, trasferitosi a Londra, conoscerà una donna che somiglia alla moglie assassinata dall’Ordine del Dragone. Il motivo del suo viaggio a Londra, infatti, è proprio quello di vendicarsi e uccidere i sicari che gli han portato via l’amata compagna.
Ormai manca pochissimo per poter apprezzare questo nuovo fenomeno a stelle e strisce. La serie tv dovrebbe iniziare il 23 marzo e verrà trasmessa sul canale MYA del pacchetto Mediaset Premium.

Programma tv del mese: Masterchef Junior

I reality show sulla cucina ormai sono diventati un must per la televisione italiana. Da pochi giorni è terminato il campione d’ascolti Masterchef, programma di successo che ha fatto letteralmente esplodere la mania per i fornelli. Visto il numero di telespettatori e appassionati, da pochi giorni è in onda la versione Junior. Di sicuro non ci sarà la violenza verbale vista nella sua versione Senior, ma era davvero necessario riproporre lo stesso format con i bambini?
Nel corso degli anni, la televisione italiana ha sempre proposto programmi tv con bambini (Lo Zecchino d’oro su tutti), che col tempo sono diminuiti. Vuoi per le proteste delle associazioni dei genitori, o per il calo di ascolti, i bimbi in tv sono lentamente usciti dai palinsesti, sostituiti da ragazzi un po’ più grandi protagonisti di reality e talent. (Amici, Saranno famosi, etc.).
Le dinamiche saranno molto simili alla versione “adulta” di Masterchef. Le differenze sostanziali saranno nelle eliminazioni e nel linguaggio: verranno infatti eliminati due concorrenti alla volta ai quali verrà consegnato un attestato di partecipazione. Rimane il fatto che un programma così competitivo per i più piccoli, probabilmente, non è ciò di cui abbiamo bisogno ora. Solitamente durante le competizioni si tende a tirare fuori il meglio e il peggio di noi e i bimbi non ne sono immuni, specialmente se ci sono genitori che li spingono a essere migliori (per farsi un’idea basta assistere a una partita di calcio giovanile e vedere le reazioni di mamme e papà).
Oltre ai genitori presenti in studio, a giudicare l’operato dei più piccoli dietro ai fornelli saranno Lidia Bastianich, madre di Joe (uno dei giudici della versione Senior), Bruno Barbieri e Alessandro Borghese, volto noto delle trasmissioni di cucina.

La canzone del mese: Stairway to heaven

Inserita una decina d’anni fa tra le 100 canzoni Rock più belle di tutti i tempi, Stairway to Heaven è considerata il brano di maggiore successo dei Led Zeppelin. Eseguita per la prima volta dal vivo il 5 marzo del 1971 a Belfast, fu una delle canzoni più richieste dalle stazioni radiofoniche statunitensi dell’album Led Zeppelin IV. La leggenda narra che il testo della canzone fu scritto da Robert Plant, frontman della band, davanti al camino di Headly Grange. Ad accompagnarlo con la chitarra Jimmy Page. La stesura avvenne d’istinto, senza neanche pensarci. Qualche anno più tardi, lo stesso Plant dichiarò: “Tenevo in mano un pezzo di carta e una penna e, per qualche ragione, ero di pessimo umore. Quindi, all’improvviso, le mie mani cominciarono a buttare giù parole. Me ne rimasi lì a fissarle e poi quasi balzai in aria per lo stupore”.
Questo stile di “scrittura automatica” alimentò le dicerie sulle tendenze sataniche del gruppo londinese. Se si ascolta una delle strofe al contrario si potrà sentire un inno a Satana:
If there’s a bustle in your hedgerow, don’t be alarmed now…” al contrario suona più o meno così: “Here’s to my sweet Satan and  I sing because I live with Satan.“.
Nonostante le accuse, i Led Zeppelin non hanno né confermato né smentito la questione, contribuendo ad aumentare l’alone di mistero sulla bellissima canzone Stairway to Heaven.

Antonio Marino

Alessandra Bruni

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