La meraviglia inabissata: Shi Cheng

Da 50 anni le acque custodiscono un immenso tesoro. Shi Cheng Città sommersa

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Shi Cheng può essere considerata una risposta orientale al mito di un’altra città sommersa, Atlantide. Il destino del sito, tuttavia, non è collegato a eventi naturali catastrofici, ma all’opera dell’uomo. L’antica città cinese era stata fondata durante la dinastia Tang, nel 621, ed era un importante centro sotto molti punti di vista, da quello politico a quello economico. Vicino a Shi Cheng sorgeva inoltre un’altra città le cui origini si perdono nel tempo: He Cheng, risalente al 208. Con il passere degli anni, si sa, i centri un tempo importanti passano in secondo piano, vengono dimenticati o si spopolano. Il caso di Shi Cheng, però, è molto particolare. Nel 1959, infatti, vista l’esigenza di creare un bacino idrico che alimentasse una stazione idroelettrica posta sul fiume Xin’an nacque l’esigenza di “sacrificare” delle terre. Ma a cosa serviva questa centrale? Ad alimentare la vicina città di Hangzhou, capitale della provincia di Zhejiang. Il governo cinese quindi decise di allagare la valle del monte Wu Shi, detta anche Montagna dei Cinque Leoni, dove si trovavano Shi Cheng e He Cheng, per creare un bacino artificiale: ebbe così origine il lago Qiandao. Il prezzo di questa operazione di riqualifica, tuttavia, non fu dei più leggeri: oltre alle due antiche città, vennero inabissati anche altre 27 città, 1.377 villaggi più piccoli e diverse migliaia di ettari di terreno agricolo. Questo territorio non era disabitato: furono circa 290 mila le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni e possedimenti.

Qiandao in seguito divenne una rinomata meta turistica, non per il tesoro architettonico in esse contenuto, ma per le sue acque limpide e potabili. Questo fino al 2001 quando Shi Cheng e He Cheng vennero riportate alla memoria per il loro potenziale contributo turistico. Una squadra di sommozzatori esplorò il lago ritrovando praticamente intatte le due città. Il governo cinese investì sul sito facendo costruire un sottomarino per visitarle, che non venne mai usato in quanto le correnti generate potevano danneggiarle. Si optò quindi per delle escursioni guidate da sub professionisti.

Ma il vero successo venne nel 2005 grazie a un servizio fotografico pubblicato dalla Chinese National Geography, una testata che risponde all’americana National Geographic. Da quel momento in poi Shi Cheng e He Cheng sono la meta preferita da archeologi e subacquei di tutto il mondo. Se avete in programma un viaggio in Cina, questa è una meta da considerare.

Benedetta Tubaldo

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